10 Luglio 2012: ho vent'anni

Da un vecchio negativo di due centimetri ritrovato tra tanti: una foto inattesa mai vista prima. 

A destra c'è mio padre, immagino abbia poco più di vent'anni, perché di lì a poco scoppierà la guerra e lui partirà, trascinato in una vicenda che si concluderà nel campo di concentramento di Wietzendorf.

Non so indovinare i suoi pensieri, le aspettative e i progetti che sottendono l'atmosfera di leggerezza che la foto comunica. Con quei giornali satirici e quell'aria spavalda che io non ho conosciuto. E' estate, immagino, per l'abbigliamento e forse per l'aria di vacanza. L'ambiente, col suo arredamento d'epoca, credo sia il collegio IV Novembre di Ostia, dove lui lavorava come istitutore.

Quell'aria spavalda non l'ho conosciuta. Ricordo piuttosto i giorni di preoccupazione degli anni '50, con qualche problema economico, e negli ultimi anni il suo rancore per il mondo intero. Qualunque cosa si aspettasse in quell'estate dei suoi vent'anni (forse la bella avventura dannunziana) naufragò con tutto il resto. E il suo diario di prigionia conferma le umiliazioni e gli incredibili episodi che continuò a lungo a raccontare. Da bambino consideravo quei racconti l'eco di eventi lontani quanto la preistoria, e non ero in grado di rendermi conto che quando lui parlava erano passati poco più di dieci anni, né di quanto dieci anni fossero insufficienti a dimenticare.

Ma tant'è: come ogni foto d'epoca, anche questa si porta dietro un mondo inaccessibile di pensieri personali, idee, speranze, rancori e paure, e poco conta che quei pensieri ci abbiano sfiorato senza che ce ne accorgessimo.

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