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Gli aquiloni (plagiando calvino)

Disteso sull'erba a gambe larghe, le mani incrociate sotto il capo, il bambino guardava gli aquiloni rincorrersi nell'aria. Immerso nel vociare confuso che invadeva il prato, li vedeva volteggiare lentamente, ondeggiare e beccheggiare, scartare improvvisi, impennarsi e scendere a capofitto, planare e finalmente risalire per rimanere immobili contro il cielo sotto la spinta regolare del vento.
Cercava invano di individuare i fili che guidavano il gioco di quei movimenti. Poi chiuse gli occhi e li vide: tra il caos di tutte le possibili linee invisibili, riconobbe quelle e quelle sole, giuste e necessarie, quelle e quelle sole che tra le tante linee perdute regolavano la magia dei voli ... 
(novembre 1997)
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Questo è un plagio calviniano, il mio primo ... quasi dimenticato e recuperato per caso dopo quindici anni. Si ispirava a "L'avventura di uno sciatore" e riprendeva il motivo di quel caos di linee tracciate sulla pista da sci, tra le quali il ragazzo dagli occhiali verdi cercava di individuare il percorso perfetto seguito dalla ragazza celeste-cielo ...
Usai l'idea, un po' per celia un po' per non morire, come meta-prefazione alla relazione annuale del laboratorio di didattica della matematica. Ma non fu solo per smorzare la noia di un testo un po' troppo burocratico. E' che volevo aprire la relazione con una metafora della matematica, e mi parve di centrare l'obiettivo con l'immagine di quei fili quasi invisibili da identificare nel caos dei tanti possibili ... solo quelli, tra i tanti, capaci di guidare il volo di un aquilone leggero e sfuggente come la realtà nei confronti della descrizione matematica (e la cartolina giapponese aggiunse un tocco di leggera concretezza a una scena tutta mentale).
Calvino entrò nel gioco perché avevo appena riletto il suo racconto e lo avevo anche usato come citazione nelle dispense del corso di Biomatematica, in apertura di un capitolo sul comportamento caotico dei modelli. Di nuovo per quell'immagine delle infinite linee che riempiono le piste da sci ... proprio come succede nei procedimenti grafici di tracciamento delle traiettorie di un'equazione in regime caotico. Quale migliore occasione per cedere all'ambizione di imitarlo in un esercizio di stile (chissà se riuscito) ...
Da allora, prima sporadici, poi sempre più frequenti, altri plagi si sono aggiunti ... soprattutto a commento di immagini fotografiche che ne hanno guidato l'ispirazione ... le più suggestive le ho organizzate sistematicamente per rendere conto del percorso seguito ... ecco un invito alla loro scoperta

Le città immaginarie di Maria Luisa


Le bolle di sapone

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Alla fine dello spettacolo, quando la piazza è vuota, il bambino si avvicina al vecchio delle bolle di sapone e gli chiede di fargli di nuovo vedere la superficie a forma di spirale.
“E’ il filo che sostiene il sapone?”, chiede il bambino.
“Il filo e’ soltanto un appiglio,” risponde il vecchio, “ma il sapone e’ sostenuto dalla superficie che esso forma”.
Il bambino rimane in silenzio a guardare la spirale, poi riprende:
“Ma, allora, dove e’ nascosta la superficie? Nel sapone o nel filo?”
“Senza il filo il sapone non ha forma e senza il sapone il filo e’ solo un filo”.

(Plagiando Calvino 2011)

La città e il tempo

Ci sono città in cui domina l’angoscia dello scorrere del tempo e dei suoi effetti corrosivi su ogni opera dell’uomo. Così la vita vi scorre in corsa con le stagioni che danno un ritmo al decadimento, in un continuo lavorio di restauro, di ritocco, di ricostruzione e di riadattamento, tanto che gli edifici, le strade, i giardini, sono sempre uguali a se stessi, come fermi nell’istante in cui sono stati costruiti. In una di queste città, sul tetto di un edificio regolare ornato di elementi architettonici perfetti, vidi un uomo che scrutava l’orizzonte nel timore di scorgere l’onda del tempo avanzare e travolgere tutto ciò che con fatica era stato mantenuto intatto. Sopra di lui una crepa tagliava in due il cielo annunciando il momento in cui l’equilibrio si sarebbe infranto.

(Plagiando Calvino 2011)

I tetti di Kublai


Dice Marco a Kublai: - la memoria sorprende per la sua capacità di raccogliere e conservare i particolari che a prima vista sembrano i più insignificanti. Così, quando narrerò del mio soggiorno nella Città Proibita, anche se descriverò la grandezza degli edifici, lo sfarzo di cortigiani, o la vita incessante che impegna l’imperatore a dare ascolto alle voci che gli giungono da ogni parte dell’impero, l’immagine che più mi tornerà alla mente sarà quella dei mille draghi che, intagliati nel legno, ornano il bordo dei tuoi tetti.-

(Plagiando Calvino 2011)


Mitosi

E se io, Qgwgq, attraversassi il tempo e giungessi come un’ombra in quel bar dove io stesso e Priscilla sediamo di fronte ai nostri bicchieri di birra semivuoti, persi nella fuga dei nostri sguardi distratti, assisterei impotente al rinnovarsi della mitosi originaria, che è al contempo dissociazione e ricomposizione, perdita di sé e rinnovamento, passato e futuro. Semplicemente quei due estremi temuti da sempre: morte e vita.

(plagiando Calvino 2011)

Il mare

 

Erano giorni fantastici! - dice Qgwgq - Tutti noi a rotolarci sul fondo, con Lei ovunque che di onda in onda ci dava la spinta e ci faceva cozzare l'uno contro l'altro.
Lei, la dea dai molti nomi e dalle molte forme, ci accarezzava avvolgendoci, ora ruvida ora più dolce, e ciascuno di noi credeva di essere al centro di tutto, pensando che gli altri fossero lì perché così è il mare, ma sicuro che Lei amasse lui solo, e solo per lui creasse correnti e vortici.
Certo che la presenza degli altri era scocciante, specie per il fatto che ognuno pensava di essere il preferito e non perdeva occasione di spingere tutti da parte per farsi investire dall'onda di Lei che ci trascinava, ma mai nessuno dubitò di quell'amore esclusivo che ci riempiva i giorni e che ci andava trasformando, smussando ogni nostro spigolo e rendendoci sempre più leggeri.
Che inganno! Ma fu comunque bellissimo e anche se adesso tutto è cambiato e, sottile come il guscio di una conchiglia, giaccio fermo sulla riva a subire immobile il ritmo dei giorni, basta che a volte Lei allunghi fin qui una sua onda leggera per farmi sentire di nuovo al centro dell'universo.

(Plagiando calvino 2010)