Ci sono città in cui domina l’angoscia dello scorrere del tempo e dei suoi effetti corrosivi su ogni opera dell’uomo. Così la vita vi scorre in corsa con le stagioni che danno un ritmo al decadimento, in un continuo lavorio di restauro, di ritocco, di ricostruzione e di riadattamento, tanto che gli edifici, le strade, i giardini, sono sempre uguali a se stessi, come fermi nell’istante in cui sono stati costruiti. In una di queste città, sul tetto di un edificio regolare ornato di elementi architettonici perfetti, vidi un uomo che scrutava l’orizzonte nel timore di scorgere l’onda del tempo avanzare e travolgere tutto ciò che con fatica era stato mantenuto intatto. Sopra di lui una crepa tagliava in due il cielo annunciando il momento in cui l’equilibrio si sarebbe infranto.
(Plagiando Calvino 2011)

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