ALTA VELOCITÀ

Direi che non è nemmeno colpa del ministro  Salvini se le FS non hanno ancora risolto il problema che  incontriamo da sempre quando su un treno cerchiamo di usare la toilette.
E la  freccia rossa, gioiello pubblicizzato con tanto orgoglio,  non manca all'appello dei treni sui quali bisogna vagare tra le carrozze prima di trovare un servizio più o meno funzionante.
La faccenda fa parte ormai del folclore ferroviario nostrano e, che io ricordi, è sempre stato così. Le frecce hanno sostituito il pendolino (ricordate? altro gioiello dell'alta velocità) ma non è cambiato nulla. Così quando, intorno a Capodanno, viaggiando da Roma a Trento, mi sono trovato di fronte al solito problema mi sono ricordato di un mio sonetto in romanesco (del 1998, pensate un po') che riproduco qui sotto ... la sintesi è che con l'alta velocità le toilette non sono più necessarie, dai tempi del pendolino, appunto ...


ARTA VELOCITÀ

Mo so' tre vorte che sur pennolino
quanno che vado ar cesso trovo rosso,
e tutt'er treno, quant'è longo e grosso
nun te permette manco 'n bisognino.

N'amico mio che bazzica er settore,
Luiggi (lui che sa come e quarmente)
m'ha spiecato che nun capisco gnente
de li progressi der locomotore.

"L'arta velocità," dice "ar contempo
cia er cesso che nun serve più pe' 'n cazzo
pe' via che pisti e che guadambi tempo.

La faccenna se spieca in un momento:
a Roma monti e parti come un razzo,
a Bologna te scappa ... E pisci a Trento!"







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