ROMA

Tu ce lo sai, Marì, che sottotera,
a Roma, ce so' tutte catacombe,
'ndove i cristiani aveveno le tombe
e ciannaveno a di' quarche preghiera.

Ma mo, tutti li schertri abbandonati,
inguattati ner bujo de là sotto,
me figuro che stanno a fa' salotto
e sfotteno li vivi disperati ...

E accusì nun so mai si Roma vera
è quella viva sulla superficie,
oppuro quella morta sottotera.

Sia quer che sia, chi vive sopra prega
pe' nun piagne domani e sotto, 'nvece,
Coccia De Morto ride e se ne frega.

(Febbraio 1992)

Quando nel 1992 le troppe piogge (e l'incuria, immagino) aprirono una voragine in una strada di Roma, rivelando l'esistenza di un altro spazio sotto la superficie, tornai subito con la memoria a quando, bambino, visitai le catacombe di San Calisto e rimasi impressionato dalle tombe della città sotterranea. Di fatto, l'unica immagine che ne conservo è quella di qualche teschio abbandonato in quei loculi scavati nel tufo. Di qualche "coccia de morto", infatti, che contribuì a fissare nella mia immaginazione la personificazione della morte, in linea con le rappresentazioni medievali che forse hanno ispirato "La morte co la coda" di Giuseppe Gioachino Belli (sonetto 2170 ).
San Calisto e Giuseppe Gioachino sono dunque all'origine di questa mia suggestione ... Peraltro, di città sotterranee duali a quelle della vita quotidiana hanno fantasticato in tanti ... e forse anche qualche struggente città invisibile calviniana ha influenzato questa Roma ...

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