La foto è del 29 aprile 1943. Mio padre è in licenza ma presto tornerà alla sua compagnia, mia madre si prepara alla sua ripartenza. E mancano solo quattro mesi a quell'otto settembre che cambierà loro la vita.
Mio padre ha quasi ventisei anni, e chi sia il giovane della foto in realtà non lo so, anche se è stato poi mio padre. E anche mia madre, con il suo vestito di ragazza e i capelli biondi acconciati alla maniera delle dive di quei tempi, non è quella che ho conosciuto. Quali sono i loro pensieri e le loro opinioni in quei giorni di aprile, poco prima che gli eventi precipitino e la Storia presenti il conto? Sono spensierati, come dovrebbero essere due innamorati in una giornata romana di primavera, o le incertezze del momento non permettono loro di essere sereni?
Qualunque cosa pensino del loro avvenire, l'otto settembre stravolgerà ogni prospettiva. Mio padre diventerà uno dei seicentocinquantamila IMI e passerà due anni nei lager tedeschi a scontare il suo rifiuto di collaborare con la RSI. Mia madre perderà in pochi giorni sia il padre, che morirà sotto un mitragliamento alleato, sia il fratello, che morirà nell'affondamento della corazzata Roma ad opera dell’aviazione tedesca. Entrambi persi nel computo del mezzo milione di vittime che l'Italia subì nel corso della guerra.
Al termine della guerra restarono le ferite di cui da bambino mi accorsi appena, anche se erano passati solo una decina di anni da quegli eventi: i genitori che conobbi ne avevano il ricordo ancora vivo, forse intenso, ma io non me ne accorgevo e i loro racconti parlavano di fatti che mi sembravano lontanissimi. A volte affiorava un'emozione che mi colpiva: mio padre ricordava le umiliazioni e la fame, mia madre il fratello: - guarda,- mi diceva,- se ne parlo mi viene la pelle d'oca.-
Paradossalmente ora, a ottanta anni di distanza, quelle poche emozioni mi permettono di ricostruire tutta la loro sofferenza, per una vicinanza tardiva, come al ritorno del figliol prodigo.
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