Matteotti

In questo 10 giugno 2024, a cento anni dalla morte di Matteotti,  è il momento di prendere in mano un libretto che conservo da vari anni e proviene da quella che era la biblioteca di mio padre.

Contiene un ricordo di Giacomo Matteotti che Piero Gobetti pubblicò all'inizio di luglio del 1924, a qualche settimana dall'assassinio e quando ancora non era stato ritrovato il corpo*. E' un ritratto dal vivo, efficace perché Gobetti è un osservatore contemporaneo, immerso anche lui nella lotta politica antifascista e scrive in diretta, diremmo oggi. Forse la prima (breve) biografia di Matteotti. 

Vi si parla di altre aggressioni e sequestri che Matteotti ha subito, senza lasciarsi piegare o intimidire, anche se è consapevole del pericolo che corre. Episodi il cui ricordo può dirci con quale animo Matteotti andò incontro alla morte. Ne aveva il presentimento. Tanto che così rispose, testualmente, a chi gli chiedeva se non si aspettasse una spedizione punitiva da qualche Farinacci: - se devo subire ancora una volta delle violenze saranno i sicari degli agrari del Polesine o la banda romana della Presidenza.

Peraltro Gobetti stesso, il 9 giugno, il giorno prima del sequestro e della morte di Matteotti, è stato aggredito a sua volta e malmenato durante una perquisizione della sua abitazione. Per ordine di Mussolini che telegrafa al prefetto di Torino: prego informarmi e vigilare per rendere nuovamente difficile vita a  questo insulso oppositore di governo e fascismo
Questo tanto per ricordare che governo e fascismo sono abituati ai metodi che Roberto Farinacci rivendicherà spudoratamente nella sua arringa in difesa di Amerigo Dumini: Dumini ha confessato [...] di essere stato l'organizzatore del sequestro del socialista provocatore, deleterio e nefasto, al solo scopo di avere delle confessioni da cui [...]. 

D'altra parte Farinacci punta a derubricare l'assassinio a delitto preterintenzionale e a leggere le sue parole sembrerebbe che Matteotti sia morto da solo nella famosa macchina fatta venire da Milano insieme a un gruppo di squadristi di professione. Perché di una professione si tratta, alimentata da governo e fascismo, appunto, per rendere ripetutamente la vita difficile agli oppositori. 

E a Roma, ai vertici dell'organizzazione squadrista, c'è quell'Italo Foschi tornato di recente alla ribalta per ragioni filateliche che farebbero ridere se non fossero l'ennesimo tentativo del fascismo eterno di inquinare la Storia. 
L'inezia di un francobollo può sembrare appunto insignificante, ma io incontrai Matteotti da bambino nel 1955 proprio raccogliendo francobolli e mi informai sul significato di quelle onoranze che meritava ... non vorrei che i bambini di adesso incontrassero Italo Foschi e pensassero che i suoi meriti di fondatore della squadra di calcio più amata dagli italiani abbiano cancellato la condanna della Storia nei suoi confronti.
Sappiamo che Foschi e molti altri come lui hanno beneficiato dell'indulgenza della Repubblica antifascista che meriterebbe almeno il grato silenzio del fascismo eterno.
Oggi comunque commemoriamo Matteotti che, come scrive Gobetti nel suo ritratto, rimane come l'uomo che seppe dare l'esempio.




* - il volumetto di cui riporto la copertina, stampato nel 1944 con una prefazione di Ruggero Jacobbi, contiene il ritratto che Gobetti pubblicò con la sua casa editrice nel 1924 e il testo dell'arringa che Farinacci pronunciò in difesa di Amerigo Dumini il 25 luglio 1926.  Al momento del processo Gobetti era già morto da alcuni mesi, condividendo la sorte di Matteotti, dopo la vita difficile riservata agli oppositori del regime.

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