Il pilota

Era un volo interminabile, molti anni fa. Ricordo vagamente il contesto, ma di certo l’aereo non era uno di quelli giganteschi con lunghe file di sedili e sedevamo, io e il mio sconosciuto compagno di viaggio, su due poltrone all’altezza dell’ala, lui dalla parte del finestrino, io da quella del corridoio.
Al momento di sederci ci eravamo scambiati un saluto breve, così, senza presentarci, giusto per avviare bonariamente la convivenza durante quelle lunghe ore di viaggio. Lui era un tipo leggermente azzimato: capelli corti, barba cortissima e ordinata, vestito sportivo. Un pignolo, mi dissi quando si sedette mettendo ordine tra le sue cose e concentrandosi ad annotare qualcosa su un taccuino che non riuscii a sbirciare. Quando, dopo il decollo, ci offrirono qualcosa da bere, lui chiese solo un bicchiere d’acqua, con fare categorico (- just water! - disse agitando la mano come a impedire qualunque tentazione o contaminazione).
Dopo un’ora di viaggio si mise a guardare dall'oblò, poi si voltò verso di me per farmi notare che lungo l’ala correvano alcuni i rivoli di liquido e mi disse:- guardi, perdiamo carburante ...- 
Risposi che non credevo si trattasse di carburante, ma della condensa che di solito si forma sulle ali degli aerei in volo. 
- Ma io sono un pilota e mi intendo di queste cose, - continuò lui- di questo passo dovremo fare uno scalo intermedio per rifornirci. - 
Allargai le braccia: - eh, sì capisco, ma non credo ...- dissi, e lui, con un sorriso che significava "ora ti faccio vedere io", chiamò l'hostess per sollecitare un intervento.
Così arrivò un commissario di bordo accigliato, che ribadì l'inesistenza di una perdita, mise perentoriamente fine alla discussione e il mio compagno di viaggio, dopo avermi rivolto un sorriso scettico, tornò a concentrarsi sul suo taccuino, in silenzio per tutto il resto del viaggio.

Dell’episodio mi è rimasta impressa soprattutto l’aria dello sconosciuto, prima spavalda, poi dimessa e quasi mortificata; e poi la faccia del commissario di bordo che oscillava tra l’incredulità e l’irritazione. Ho archiviato il tutto tra le curiosità della vita e, a distanza di tanto tempo, mi chiedo dove sia finito il protagonista della vicenda e cosa lo abbia mosso a recitare il suo numero. Forse voleva prendermi in giro, o forse fu lui vittima di uno scherzo della propria mente: un momento di tranquilla follia, o uno stato costante di deformazione della realtà?
D’altra parte ora che assistiamo alla deformazione sistematica della realtà dei fatti nella vita sociale, c’è da chiedersi quanto sia fragile in ciascun individuo lo schermo che separa la realtà dall’allucinazione e quanti piloti immaginari vivano tra di noi, come alieni quasi silenziosi, che alimentano però il sonno della ragione tanto da riuscire tutti insieme a generare una deriva pericolosa di follia collettiva … Su quel volo di tanti anni fa, dopo l’intervento del commissario tornai al libro che avevo iniziato a leggere prima di essere interrotto dal mio occasionale compagno di viaggio e dopo poco mi addormentai … di questi tempi è meglio restare svegli e non cedere al sonno della ragione, appunto …

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