Vaccinazioni 2021

E’ stato il gesto del medico o infermiere che mi ha riportato indietro di settant’anni. Ero in attesa della mia prima dose di Astrazeneca con la cartellina dei documenti di identificazione e assenso pronta diligentemente quando, venuto il mio turno, il medico o infermiere ha teso la mano per prenderla e avviarsi verso il box.

Allora ho ricordato improvvisamente il medico o infermiere che settant’anni fa compiva lo stesso gesto per prendere gli asciugamani dalle mani di mio padre mentre io, bambino, venivo portato via in braccio da un’infermiera. - A fare la fotografia, - mi dissero per tranquillizzarmi, cioè a fare una radiografia, l’unica pratica medica che noi bambini potevamo accettare senza fare resistenza. In realtà mi portarono a togliere le tonsille, operazione di cui non sapevo nulla e che andò ben al di là di ogni altra tortura nota, come l’ispezione della gola col cucchiaio, la disinfezione di una ferita con alcool, l’iniezione intramuscolare o la vaccinazione.

Di ciò che seguì ricordo solo di aver gridato e scalciato, trasportato attraverso una stanza dove, raggomitolato su una poltrona, un altro bambino mugolava con l’asciugamano sulla bocca (forse a quel punto compresi a cosa servissero gli asciugamani portati da casa) e poi ancora ricordo il volto del medico che mi armeggiava in gola, spruzzato del mio stesso sangue ma impassibile e concentrato.

Avevo circa cinque anni e l’attendibilità di questi ricordi è compromessa dalla distanza temporale, anche se me li sono rimuginati a lungo e forse li ho strutturati e fissati nella memoria raccontando la mia esperienza a Giulio e Mario. Posso aggiungere il ricordo labile di una corsa in taxi (a quei tempi non avevamo l’automobile), di una sosta a casa degli zii (forse breve per farmi riposare) dove dormendo sporcai il cuscino con un rigurgito di sangue (vergognandomene lo confessai in segreto a mio padre che mi tranquillizzò sorridendo del mio senso di colpa), poi più nulla: a testimoniare l’episodio restarono solo due cicatrici in gola e la diffidenza che coltivai a lungo nei confronti degli adulti.

D’altra parte che il mondo degli adulti rispondesse a regole draconiane e a pratiche violente era ben noto, e noi bambini eravamo rassegnati a certe ricorrenze che forzavano la nostra volontà e mettevano alla prova la nostra resistenza al dolore fisico. Il dolore, anche se non particolarmente intenso, era causa di ansie e paure, ma ciò che soprattutto ci angosciava era la sfida che ci veniva imposta e che accoglievamo quasi come un barbaro rito di iniziazione al mondo degli adulti. 

Anche solo una medicina sgradita metteva in moto la sindrome di Pinocchio di cui ci veniva a volte evocata la bara con i conigli neri; e che dire delle numerose occasioni in cui un’iniezione veniva imposta con la forza dopo un inutile tentativo formale di convincerci della sua necessità?

Tutte le iniezioni subite sono per me simbolicamente raccolte in un unico caso fissato nella memoria: io in piedi sul lettone dei genitori, mia madre che mi abbassa i pantaloni per prepararmi alla puntura, io che cerco di ritirarli su approfittando dell’attimo in cui in medico si prepara all’azione, mia madre che li abbassa di nuovo incurante del mio sguardo implorante. Era l’antidifterica, non so come faccio a ricordarmene visto che ero molto piccolo, ma l’episodio è comunque scritto nel romanzo della mia infanzia.

Più facile ricordare la vaccinazione contro il vaiolo che coinvolse tutti ormai in età scolare avanzata. In questo caso, la questione si alimentava di leggende metropolitane che circolavano tra gli alunni. I più grandi di noi, che l’esperienza l’avevano già avuta, narravano che il medico usava un pennino spuntato per scrivere sul braccio il nome di ciascuno. Questo particolare assegnava un significato speciale all’iniziazione e d’altra parte ci rassicurava, per la familiarità che avevamo con attrezzi come i pennini di cui avevamo una scorta e che sapevamo maneggiare con maestria (intingere nel calamaio, scrivere la parola, asciugarla con la carta assorbente, raddrizzare la punta del pennino stesso, leccarla per favorirne la capillarità). Con i nostri pennini, arrivammo a fare tra di noi le prove di vaccinazione, per capire in anticipo che tipo di dolore avremmo dovuto affrontare.

Oggi, coloro che hanno un’età minore di mezzo secolo questa epopea dei vaccini non l’hanno vissuta, visto che l’antivaiolosa è stata abolita negli anni settanta e che le altre vaccinazioni non hanno più un impatto particolare perché oramai vengono somministrate in età di incoscienza. Nel frattempo la medicina ha compiuto i suoi passi e non c’è forse più bisogno di mentire ai bambini prima di una (non più così frequente) operazione alle tonsille. E molti non sanno nulla di altre malattie tenute sotto controllo.

Certo: la medicina e la scienza in generale di passi ne hanno compiuti tanti e meriterebbero maggiore rispetto. Quando si dibatte sulle vaccinazioni e si ascolta con attenzione anche il parere del no-vax più ingenuo (e contemporaneamente più aggressivo e determinato) si trascura il fatto che, grazie alla medicina e alla scienza, la vita media della popolazione è ormai così alta che la soglia per essere considerati anziani è stata ufficialmente spostata ai settantacinque anni. E questo senza concedere nulla all'illusione delle magnifiche sorti e progressive del genere umano, ma piuttosto tenendo presente che ogni progresso porta con sé le sue contraddizioni da tenere sotto controllo. Ma questa è un'altra storia.

Fra pochi giorni andrò a ricevere la seconda dose di Astrazeneca. Ho già pronta la cartellina con i documenti necessari e la porgerò al medico o infermiere che ripeterà il gesto di tanti anni fa. Allora avevo cinque anni, fra qualche mese ne farò settantacinque. Sono ancora giovane.


1 commento:

  1. Ricordo anch'io le fughe oer evitare l'iniezione che hai tempi appariva più minacciosa (siringhe di vetro e aghi molto grandi... ancora caldi dopo la bollitura nel contenitore di metallo). La professione mi ha portato a eseguire gli stessi gesti ma con il minimo possibile di forzatura...

    RispondiElimina