La Morte, dunque, col mantello nero e gli occhi vuoti, agitò i miei sogni e diede corpo alle mie paure per tanto tempo, fino a che, per la prima volta, mi trovai di fronte alla morte vera e propria, di una persona che conoscevo.
Fu nei giorni intorno ad un Natale, che quella volta passammo in Calabria insieme alle zie. Sarebbero dovuti essere giorni di festa e invece si riempirono di pena. Michele della Posta, l'ufficiale postale del paese, che ricordo come un omone sorridente e mite, se ne andò in un pomeriggio, nel buio di quei giorni brevi, e mi resi conto improvvisamente che non l'avrei più incontrato.
Questo dunque era morire: mi colpì il nulla in cui era entrato, scomparendo a noi e a se stesso, e immaginai un mare senza mare e un cielo senza cielo, senza nessun orizzonte a congiungerli.
In seguito, uscito dal romanzo dell'infanzia, avrei nel tempo imparato che il nulla in cui entra chi muore, in realtà invade il mondo di chi resta, che si ritrova in solitudine a ripercorrere i luoghi e a interrogare gli oggetti.
Si capisce così che quella mezz'ora di silenzio che si verifica in cielo, all'apertura del settimo sigillo, è in realtà un silenzio senza fine, insopportabile da immaginare.
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